Niccolò Scaffai
Il rischio di un titolo come Poesia e ispirazione è di evocare una stagione tardoromantica e idealistica che gli studi letterari del secondo Novecento hanno definitivamente superato. Ma si tratta di un rischio calcolato, che mette in risalto un’idea critica originale, affermata proprio dall’uso straniato della parola ‘ispirazione’. Nella Premessa, infatti, Alberto Casadei chiarisce come l’obiettivo consista nell’indagare la “connessione fra poiesis e nuove potenzialità ermeneutiche indicate dalla linguistica, dalla cognitive poetics e in generale dagli studi su mente e cervello” (p. 7). C’è un intento militante dietro la proposta di integrare i risultati delle scienze cognitive nella problematica poetologica: “riaprire il credito” nei confronti della poesia, esaminandola quale attività di sperimentazione gnoseologica, accostandone i percorsi di creazione di senso e immagini alle modalità che presiedono alle connessioni sinaptiche. La prospettiva è attuale, acclimatandosi da un lato nel terreno degli studi sul valore cognitivo della retorica (della metafora, in particolare), dall’altro nel campo di tensioni su cui si muove per esempio la poesia italiana contemporanea, spesso disposta a delegare al corpo, alla materia fisica e neuronale, la responsabilità di una percezione profonda che l’io sentimentale non è più autorizzato a detenere. Non idealistico, l’approccio di Casadei non è però nemmeno scientista, dal momento che non elegge un modello teorico elaborato dalle scienze umane applicandone definizioni e criteri al testo letterario. È piuttosto l’indicazione di una via alternativa di concepire la poesia, rifondandone per questo tramite anche la forza e la necessità sociale. Il contributo della scienza si limiterebbe a migliorare la comprensione di meccanismi che la poesia da sempre autonomamente attiva, per così dire in re. Continue reading »