Jan 032013
 

Federico Federici

Non bevi, non fumi, non sai nemmeno guidare la macchina…
ma ti godi la vita tu?
Bruno Cortona

L’impatto con questo lavoro in versi di Krauspenhaar, il primo «dopo secoli», mi ha subito evocato la pratica dello zapping come forma di consumo, d’incontrollabile editing del flusso audiovisivo nella coscienza.
Il testo scritto assolve alla doppia funzione di schermo di proiezione e protettivo. Ciò garantisce un margine di sicurezza tra sé e il mondo, nei frequenti giochi di sponda tra la propria e l’altrui biografia («[...] il mio amico/ casarini, postinfartato/ classe 43 come gianni/ rivera [...]»), si presta a scorci e aperture di gusto fortemente cinematografico, che a volte ricordano l’amara leggerezza di Gassman ne Il sorpasso («scarpe nere per camminare/ al proprio funerale, parlando/ di calcio e cercando femmine/ per proseguire la serata/ allontanando ogni morte»), altre gli acidi dei giovani in Trainspotting, o il pulp di Tarantino («a questo punto piglino tutti una pallottola/ spuntata dal buco del culo di quel nielsen/ già deceduto [...]»).
Il potenziale figurativo di questa scrittura si nutre d’interferenze tra vari contesti («[...] commessi esperti/ che scivolano tra i mac silenti/ come tamerici ribagnate»), di salti logici e associazioni libere («[...] come un/ savio di sion col cervello tritato per il ragù»), che rendono la scansione disinvolta, ritmica e narrativa insieme, come flashback fuori controllo. Le parole, uniformate nell’orizzonte visivo dall’assenza (o quasi) di maiuscole, sono straripanti ma, stipate nel verso, creano una tensione eccezionale. Alcuni brevissimi stacchi richiamano qua e là ad altre cose, alla stregua di improvvisi jingle pubblicitari dal sapore grottesco o surreale («credo che ucciderò/ mia madre. Continue reading »

May 052012
 

Italo Testa

Esponente tra i più versatili e raffinati della poesia avant-garde, saggista poliedrico e traduttore, Luigi Ballerini, nelle sue oscillazioni intercontinentali, mette in dialogo dimensioni distanti, abitando uno spazio la cui configurazione deriva decisamente dall’incontro tra la poesia del Novecento e l’arte contemporanea. Non solo Ballerini ha curato mostre d’arte e collaborato spesso con artisti – Marco Gastini, Paolo Icaro, Eliseo Mattiacci, William Xerra,  Lawrence Fane. Nella poesia di Luigi Ballerini è presente anche una critica della rappresentazione che sembra maturata nel confronto con le avanguardie artistiche del Novecento. Una critica alla concezione meramente referenziale  e rappresentativa della pratica artistica: all’idea che l’arte in generale, e quindi la poesia, dovrebbero limitarsi a rispecchiare il mondo. E’ un aspetto del lavoro di Ballerini che va interrogato nella sua peculiarità, nel duplice rapporto con il problema dell’immagine e il problema della figurazione. Come intendere la critica del rappresentazionalismo? Si tratta di un divieto dell’immagine, estrema filiazione del divieto biblico dell’idolatria? E’ in gioco il tentativo di fare una poesia a-figurale, radicalmente astratta? Continue reading »