Mar 082013
 

 

Renata Morresi

Che cos’è “il peso di pianura”? Nel sintagma del titolo una estensione di terreno ampia e pianeggiante sembra divenire presenza inevitabile che incombe. Qualcosa di non dominabile, di orizzontale e superiore, ma non già cielo, non ancora trascendenza, anzi, vastità tutta terrena. Nel libro diventerà (anche) allusione a un luogo geo-culturale decisivo per la storia italiana recente: quella pianura (quella Padania) tanto spesso caricata di proiezioni populiste che non hanno però saputo affrontare la questione dei suoi popoli, schiacciati nell’ottundimento da super-lavoro e dalle storiche prevaricazioni dei forti. Continue reading »

Sep 052012
 

Francesco Filia

 

 “Sapersi mutazione costante,/oltre la divisione delle caste,/anche se il mondo, orfano del sublime,/vede ogni cosa senza la sua fine.” (La fine di Lucrezio). C’è una faglia che interrompe la continuità tra animale e uomo ed è la coscienza (Sapersi mutazione costante) che dà vita al linguaggio e al simbolo, la vita dell’uomo è simbolica – attribuire un nome a una cosa è già snaturalizzarla – e per questo il suo orizzonte è di gran lunga più vasto di quello animale (il mondo che vede ogni cosa senza la sua fine), tanto vasto da portare a domandarsi sul senso della propria esistenza attraverso il mito, la religione, l’arte, la filosofia. In altre parole l’uomo prova angoscia per la sua fine e ne chiede continuamente il perché (la condizione sublime dell’uomo), l’analogia tra animali e uomini non sarà arbitraria quando gli animali ci risponderanno, ma a quel punto saranno altro, avranno la stessa nostra angoscia. Per dirla con Max Scheler: “nel medesimo istante in cui l’<uomo> si è posto ‘fuori’ dalla <natura> per fare di questa l’oggetto del suo dominio e del nuovo principio dell’arte e dei segni: ‘proprio in quel medesimo istante’, l’uomo ha dovuto incontrare il suo centro fuori di e di là dal mondo. Essendosi posto tanto audacemente al di sopra del mondo, egli non poteva più considerarsi come un semplice <elemento> e una semplice <parte> di esso!”[1] Continue reading »

Jul 012011
 

M.Giovenale, Dubbio e narrazione: la coscienza del narrare

Mar 092011
 


Martin Rueff

Il miglior modo per sapere cos’è la poesia è leggere le poesie. Cosí il lettore diventa lui stesso una specie di poeta: non perché contribuisca alla poesia, ma perché si scopre soggetto alla sua energia.

L. Zukofsky

Fare posto

Ci scusiamo con Alessandro De Francesco. Scrivere una postfazione per il libro di un giovane poeta, coltivare la speranza di introdurlo alla comunità dei lettori tentando di situarlo, non significa piú, oggi, proporre uno “zerbino” dove lettori affrettati sarebbero pregati di pulire i loro piedi all’uscita (l’immagine è di Reverdy); è innanzitutto prevenire i controsensi che colpiscono la poesia e difenderla attaccando ciò che la minaccia.

In altri termini, è spazzare davanti alle nostre porte – fare posto.

Si può ormai considerare un truismo il fatto che la società della comunicazione abbia sconvolto il rapporto tra esperienza e linguaggio. La comunicazione come ideologia non è la semplice accelerazione delle tecniche di relazione ed espressione, bensí la riduzione della lingua alla sua funzione comunicativa. Peggio: la trasformazione della lingua in tecnica e di questa in merce – il rapporto con l’interno del linguaggio degli imperativi che prescrivono la sua diffusione economica. Quando l’oppresso utilizza la lingua dell’oppressore per dire i propri momenti di libertà, vi è un serio rischio di alienazione. Almeno, ciò lo si poteva dire quando la lingua dell’oppressore non aveva trionfato al punto da rendere ridicolo e illusorio il vocabolario della critica.

Se oggi è necessario ripetere queste tristi verità è per preservare la poesia da tutti i controsensi ai quali simili manipolazioni hanno finito per esporla. Non è questa la sede per proporre una diagnosi o lanciarsi in un discorso sulle cause, anche perché, dopo tutto, al fine di misurare la dimensione del disastro basta accendere la televisione, e poi viaggiare in un mondo che fa di tutto per assomigliarle.

Vogliamo invece parlare di un giovane poeta.

Tra i rischi di ciò ve n’è uno, tenace, nato proprio dall’ideologia della comunicazione: la poesia, diversamente dalla vita, sarebbe “difficile”. Continue reading »