Antonio Loreto
Nella sua letteratura, Nanni Balestrini fa essenzialmente una cosa: gioca con la tecnologia della parola. Quello che succedeva nelle prime opere – Il sasso appeso, le due Tape Mark o Tristano –, quando veniva assegnato al montaggio, al cut up, alla ricombinazione fatta per mezzo di computer il ruolo di procedimenti principe, altro non era che la precipitazione del prodotto tipografico nel pozzo dell’oralità. Ne nasceva una poesia letteralmente rapsodica, un linguaggio formulaico fatto di enunciati preesistenti capaci di trasmigrare da un’opera all’altra, col risultato di riaffacciare noi uomini dell’anno 2000 alla poesia epica delle origini. Ciò che avveniva peraltro con un tempismo perfetto, proprio nel momento in cui Marshall McLuhan e E.A. Havelock, studiando il rapporto fra oralità primaria e alfabetismo, ponevano le basi per individuare il fenomeno che oggi (dopo W.J. Ong) riconosciamo comunemente come oralità elettronica o di ritorno. Continue reading »