Sep 152012
 

Marco Giovenale

La voce di Roberto Roversi si è soffermata recentemente su due diverse storie, una in forma di racconto e una come sorta di lungo vocativo o invettiva risentita e insieme lunare. La narrazione in poesie brevi uscita per Oèdipus, a cura di Ciro Vitiello, ha per titolo La devastazione di Montecalvo, si ferma su una data precisa, il 1944, e porta un sottotitolo esplicito: «Macerie / miserie / pensieri / dal fiume / del tempo». Il “vocativo” è invece quello delle Trenta miserie d’Italia, sequenza di poesie pubblicata dalla Sigismundus di Davide Nota. Quella delle Miserie è una sezione del lungo poema a cui Roversi da quasi tre decenni attende: L’Italia sepolta sotto la neve. Le Trenta miserie d’Italia ne costituiscono la sezione conclusiva, quarta, dunque cruciale. Negli anni, per frammenti staccati, il poema è uscito in edizioni parziali e su riviste. Si è poi compiuto – ed è stato stampato in tiratura limitatissima per AER – nel 2010.

In una nota di prefazione a un altro libro roversiano (del 1981, a ridosso dell’inizio dell’avventura dell’Italia sepolta), Massimo Raffaeli osservava Continue reading »

Apr 162012
 

Giancarlo Alfano

Con In re ipsa (2005), il suo libro precedente, Marzaioli aveva mostrato un’accensione sonora, o meglio ritmico-sonora che tendeva a racchiudersi nella misura di pochi versi, per lo più brevi. Ne sortivano rimartellamenti su cola alternativamente minimi o eccedenti la misura del verso, con effetti di rima al mezzo, come in questo caso: «Chiome. Chi osa violare? / Chi o meglio cosa se non / interferenze, vene chiamate / a ferire? (l’inferno è sempre / sotto, verde ben raccolto)». Se poi l’ultima sezione accoglieva invece tre componimenti lunghi (Riflesso, Vene, Verso), identica restava l’insistenza fonica, irrobustita però in questo caso da una struttura sintattica allo stesso tempo solida e volubile, agglutinante a spirali e battuta su di un tempo tutto suonato in semibiscrome («Ed invertendo viene neve nel / vento, gelida vira, sviene, risale / e viene ancora, e ancora ve ne / fosse ad invernare [...]»). Con Quadranti le scelte espressive sono in parte mutate. Intanto non più versi, ma prosa, lasse compatte e di solito assai brevi, con la punta massima di una mezza paginetta. Ne deriva un rallentamento del ritmo, che però resta elemento cardinale del tessuto compositivo. Ma è forse nell’articolazione sintattica che maggiori sono i cambiamenti, se è vero che essa tende a farsi sostegno di un andamento concettuale che si mostra, sia pure tra sincopi e crasi, più raziocinante. Un breve esempio: «Meglio scarnificarsi, dettagliato. Tutto di taglio in uno, concentrarsi. Così per aderire all’altro, con incastro. Uno per ogni altro nelle ossa». Continue reading »