May 072011
 

Stelvio Di Spigno

1. Adolescenza di un fenomeno.

Trovarsi davanti al volume Inferno minore di Claudia Ruggeri [1], vuol dire, nello specifico, affrontare una sorta di Moloch gigantesco, inafferrabile, dotato di poteri quasi sovrannaturali e per questo ancora più terribile e sconvolgente: e lo specifico di cui parlo è un tentativo di lettura critica, ancorché provvisorio e superficiale, e di quando in quando fuorviato dall’enorme massa di informazioni che occorrono per tentare di creare una mappa delle funzioni letterarie e psichiche di questa scrittura. Il libro riassuntivo che raccoglie le sue poesie giovanili insieme all’unica raccolta compiuta dell’autrice, introdotto da un commosso e lucido intervento di Mario Desiati, è una sorta di monumento all’oscurità e alla grandezza di una scrittura che ha rischiato, nell’arco di circa dieci anni, di finire nell’oblio, se non fosse stato lo stesso Desiati a riproporla con forza all’attenzione nazionale nel 2006 con una sezione monografica apparsa sul numero 28 di «Nuovi argomenti». Della Ruggeri si sa poco. La sua breve vita non consente, per fortuna, facili e oziosi collegamenti tra la sua produzione letteraria e momenti più o meno significativi della sua esistenza, terminata tragicamente a 29 anni nel 1996. Ma non è detto che questo sia un male. Possiamo affermare che senza la melensa annedotica e i tentativi di ricomposizione biografica che si sviluppano incontrollatamente in questi casi, la sola attenzione sui testi non possa che giovare alla causa.

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