May 272012
 

Rino Genovese

Ma come si fa a distinguere un libro importante da un libro che importante non è, o è ciarpame, mero distillato di show televisivo, liquido bariccato da vendere poi appiccicando manifesti agli angoli delle strade? Semplice. Un giro di frase trito, una sintassi da medie inferiori neppure fatte troppo bene – periodetti brevi, così, per acchiappare il gonzo –, idee scemotte e tanta narratività che piace e conforta (ah, le storie, il cacciaballe che le racconta, la gente che le beve…). Invece, dall’altro lato, una sintassi che si distende e raccorcia seguendo il pensiero, una narratività non feticizzata ma sotto controllo, con ritmi, tonalità, immagini che ritornano al momento giusto, effetto di una sostanza emotiva che sa diventare geometria… Semplice, sì, ma sul piano della Letteratura1, cioè di quella letteratura che in Italia ci rende sempre tutti un po’ manzoniani. Da tempo sappiamo, però, che esiste anche una Letteratura2. Quella roba che quando la leggi non la capisci. Non è che non se ne colga il senso al primo colpo (questo può capitare anche con la 1): proprio non capisci la sintassi ondosa o contratta, la frase interrotta o sciorinata, le scelte lessicali, persino la punteggiatura e l’ortografia: tutto diverso da quello che ti hanno insegnato a scuola. Continue reading »

Dec 192011
 

 Philippe Di Meo

Andrea Zanzotto s’est éteint le mardi 18 octobre en fin matinée à l’hôpital de Conegliano où il avait été admis trois jours plus tôt pour insuffisance respiratoire, soit exactement huit jours après avoir fêté son 90e anniversaire. Avec lui disparaît un des poètes les plus originaux de son siècle. La critique italienne tient en outre généralement son œuvre pour la plus novatrice depuis  celle de Leopardi. Jugement que corroborent implicitement de nombreuses traductions. Cependant, largement reconnu son travail demeure malgré tout aujourd’hui encore mal connu. On l’a malheureusement souvent interprété en ayant recours à des catégories interprétatives inadéquates. Le terme de “maniérisme”, éminemment historiciste, élaboré au XIX° siècle par le critique hégélien De Sanctis afin de valoriser les œuvres fondatrices de la tradition poétique et littéraire italienne, Dante et Pétrarque, a souvent été mis à contribution. Quand, précisément, la poésie d’Andrea Zanzotto bouleverse le bel ordonnancement de l’histoire littéraire occidentale à travers l’italienne. Continue reading »

Oct 142011
 

Andrea Inglese

Parte I

Diversi sono i poeti italiani, in cui è possibile rintracciare un’influenza puntuale o un’affinità più generale rispetto all’opera di Samuel Beckett. Per influenze puntuali intendo tutto quanto segnala, in un testo, un richiamo stilistico più o meno esplicito; per affinità generali intendo delle prossimità quanto a temi o a immagini ricorrenti. Richiami stilistici beckettiani si possono individuare in certi testi di Porta, di Zanzotto o di Majorino, così come certe immagini ossessive le troviamo in Cattafi e certi temi dominanti in Caproni. Ma per nessuno di questi autori si può parlare, come avviene nel caso di Gabriele Frasca e di Giuliano Mesa, di un rapporto frontale e consapevole con l’intera esperienza letteraria beckettiana. Questo discorso mi sembra valere anche per i poeti della stessa generazione di Frasca e Mesa, nati entrambi nel 1957, e perfino per gli autori ancora più giovani. Frasca e Mesa rimangono, nell’ambito della poesia, coloro che in modo più sistematico hanno fatto i conti con la novità, l’eccentricità e la grandezza dell’opera di Beckett.

Di per sé questa constatazione non conferisce particolari titoli di merito, se si eccettuano quelli relativi a specifici lavori di critica o di traduzione letteraria. Ma questo aspetto non ci interessa qui, o solo indirettamente. Frasca, certo, è traduttore e studioso di Beckett. Ha tradotto i romanzi Murphy, Watt e Le poesie per Einaudi, e ha pubblicato nel 1988 il saggio intitolato Cascando. Tre studi su S. Beckett. Mesa, invece, non si segnala per contributi saggistici o di traduzione dell’opera beckettiana. Ma non sono qui le competenze del traduttore o dello studioso ad essere in questione, bensì una ben diversa faccenda: che cosa significa per un poeta frequentare assiduamente l’opera di Beckett? E quali sono gli effetti, sulla sua scrittura, di una tale, temeraria, frequentazione? Non dobbiamo per forza sposare nel dettaglio la dottrina di Harold Bloom sull’angoscia di influenza, per capire quanto sia rischioso per un poeta moderno avvicinarsi a qualche grande predecessore. E Beckett può essere un predecessore tanto affascinante, quanto letale.

Per diverse ragioni e con modalità diverse, sia Frasca che Mesa hanno scelto di confrontarsi in modo sistematico con Beckett e in una fase precoce del loro percorso poetico. In questo intervento, però, non mi occuperò di rintracciare le occasioni implicite o esplicite di tale confronto. Considero questo un dato acquisito, che risulta evidente a chi conosca tanto il lavoro di Frasca che quello di Mesa. Il mio intento sarà invece quello di evidenziare, seppure in un’ottica di sorvolo, il ruolo di una sintassi e di una semantica beckettiana nelle opere rispettive dei due autori. Non ho la pretesa di scendere in minuziose analisi testuali, che potrebbero probabilmente fornire una visione più sfumata della questione. Mi accontenterò qui di mettere in luce alcuni degli aspetti più importanti del dialogo con l’opera di Beckett che trovano una loro forma di manifestazione in ambito sintattico e semantico. Continue reading »