Apr 162011
 

[Da poche settimane è uscito La meravigliosa utilità del filo a piombo, che raccoglie i discorsi, diciamo, approssimativamente, ‘politici’ o ‘civili’ di Paolo Nori, così come Pubblici discorsi (2008) raccoglieva quelli ‘letterari’ o ‘critici’. Poiché mi sembra che quest’ultimo libro sia lo sviluppo coerente della posizione allo stesso tempo estetica ed etica che lo scrittore aveva cominciato a elaborare nel precedente, ripubblico una recensione apparsa sulla rivista «Dieci Libri». Ho aggiunto solo i titoli dei paragrafi. L'immagine accanto è di Vladimir Archipov  e si trova nel volume Design del popolo (2007), pubblicato da ISBN.]

Michele Sisto

Prendere Nori sul serio

Vorrei tentare un esperimento critico: prendere Paolo Nori sul serio. Nori ha soprattutto fama di umorista, abile nel restituire i modi del parlato, spassoso nelle performance dal vivo, insomma di scrittore leggero. Si è anche detto, d’altra parte, che a dispetto di questa postura dimessa, e dietro le tecniche di diversione con cui spesso diabolicamente confonde i suoi interlocutori, si celi uno degli scrittori più colti e avvertiti del presente.

Vorrei dunque, consapevole della forzatura, mettere tra parentesi il primo Nori, quello divertente e strampalato, per concentrarmi sul Nori più riflessivo e battagliero, impegnato in un’impresa che non è solo letteraria. E partirei da un’ipotesi: Paolo Nori ha un progetto, e questo progetto, se in letteratura esiste un fronte che divide il passato dal futuro, lo colloca in prima linea. Di più: date le caratteristiche di questo progetto e le strategie con cui viene messo in atto Nori non va considerato soltanto uno scrittore interessante ma periferico nel nostro sistema letterario, bensì una figura centrale, rispetto alla quale fra vent’anni un nuovo entrante non potrà non prendere posizione. Non un Landolfi, tanto per capirci, ma un Calvino. Continue reading »