Nov 042012
 

Cecilia Bello Minciacchi

Nel saggio su Eduard Fuchs, il collezionista e lo storico, Walter Benjamin, infallibile come sempre, cita Balzac nel momento in cui questi «si lascia sfuggire il vocabolo milionario quale sinonimo di collezionista». In gioco è il valore degli oggetti collezionati, tanto preziosi agli occhi di chi li raccoglie da essere sottratti al loro normale valore d’uso per essere investiti di un valore accresciuto. In gioco è la ricchezza, l’accumulo del capitale. Cose al posto del denaro, oggetti come soldi. Sotto questo segno si inscrive il nuovo libro di poesia di Marco Giovenale, In rebus (Zona, pp. 75, € 10,00), che nell’epigrafe da Guy Debord offre immediata chiave di lettura: «Il capitale non è più il centro invisibile che dirige il modo di produzione: la sua accumulazione lo diffonde fino alla periferia sotto forma di oggetti sensibili. Tutta l’estensione della società è il suo ritratto».

Chiave confermata dall’ultimo testo del libro, il più impressivo e denso, Camera di Albrecht, ovvero, ricostruita per montaggio, la camera dei mirabilia di Dürer. Continue reading »

Jun 082012
 

Antonio Loreto

Con In rebus (Zona, pp. 75, euro 10) il romano Marco Giovenale sistema un altro tassello della propria opera poetica. Si tratta in parte di materiali apparsi nell’antologia del Premio Antonio Delfini 2009 (ivi accompagnati da una rara pagina critica di Nanni Balestrini, leggibile oggi su <puntocritico.eu>), rivisti e riposizionati all’interno di una struttura organica, e dalla ragione più apertamente politica. La cui marca e portata è suggerita al lettore per il tramite dell’esergo tolto a un enunciato (il 50) della Società dello spettacolo di Guy Debord: si chiarisce così subito di quale natura siano le cose dentro cui Giovenale promette di portare, e di quale valore si mostrino latrici: merci che funzionano da capillari del capitale. Continue reading »