Gherardo Bortolotti
Il meccanismo centrale del romanzo è l’inciso, segnato anche graficamente dall’affollarsi nel corpo delle pagine dal trattino di interpunzione. Le frasi, in Neuropa, non hanno un’articolazione semplicemente ipo- o paratattica, con una punteggiatura e delle congiunzioni che ne istituiscono la sintassi più o meno barocca. Ovviamente questo esiste e molte delle proposizioni che compongono il testo sono riccamente dotate di subordinate, dando al lettore il piacere o l’impegno (a seconda dei gusti) di lunghe argomentazioni e considerazioni, che ricostruiscono le miserie di una Spagna seicentesca (ma anche di un’Europa del XVIII e del XIX secolo) e le oscure, schizofreniche, impervie meditazioni del “protagonista”. Tuttavia, di nuovo, la costruzione testuale non si basa solo su questo pastiche barocco tanto adeguato alla materia del narrare: tutto il testo e la lettura dipendono dal trattino, dall’anacoluto che interviene, dall’interruzione sintattica che, ovunque, regna sovrana.
Facciamo un esempio (p. 32):
[…] Per sette giorni e sette notti nessun segno d’uomo sui sentieri fangosi, quest’Iberia pare più vuota del cuore dello spilorcio e dell’ignavo – finalmente, ma si fa per dire, s’imbattono in villaggi di contadini schiantati dalla fame, pestati da sudiciume, piagati da terzane, vaioli, pellagre – lavorano nei campi per quindici ore per strappare al suolo avaro qualcosa con cui andare avanti – quelli che sopravvivono si dedicano al banditaggio – o bevono birra fermentata con segatura per sei ore di fila – fegato e budella sono ridate un poco alla volta alla terra soda – se Grisostome promette beatitudini celesti, IO non riesce neanche a restituire lo sguardo a quelli che hanno ancora la forza di supplicargli una benedizione – le sciagure di questi disgraziati gli rinforzano la notte che si coltiva dentro – queste miserie sembrano essere state generate per balzargli negli occhi, e scolar giù nella sua anima perennemente turbata, e qui darsi raduno e banchettare, sbafandosi le sue brevi risorse – tracannando i suoi umori più promettenti […]
Come si può vedere, al di là del fatto che la singola frase sia o meno conclusa, sia o meno grammaticalmente autonoma, al di là della sua maggiore o minore articolazione, ce n’è sempre un’altra che viene introdotta a forza, quasi, attraverso questa scelta per l’inciso che ne rinvia, a conti fatti ne preclude, il deposito e l’effettiva conclusione.