Maurizio Cucchi con Alessandro Broggi e Italo Testa
Qual è la tua idea della prosa? Come si definisce il tuo approccio alla prosa, rispetto alla questione dei generi, e in considerazione del fatto che il tuo romanzo, Il male è nelle cose, precede l’esordio poetico (e quindi un discorso sulla prosa, che si interseca con la scrittura poetica, era presente già dall’inizio del tuo percorso)?
Per quanto mi riguarda, quando ero ragazzo non sapevo molto bene dove orientarmi. Il romanzo è stato scritto nel 1965, quando avevo composto già delle poesie… Ma la storia personale non è importante. Credo molto nel superamento dei generi, anche perché viviamo in un momento storico in cui la narrativa sembra essere molto più orientata verso l’intrattenimento e, di conseguenza, è una proposta bassa dal punto di vista culturale. Credo invece che certi livelli alti di narrativa italiana, come quelli offerti da Gadda e Tozzi, potrebbero essere tranquillamente ricompresi sotto una definizione generale di “poesia” in senso lato. Negli anni Sessanta in Francia su questo si teorizzava molto, attraverso ciò che si definiva écriture, a mio avviso un tentativo molto importante, perché cercava di superare uno dei nodi della poesia del Novecento, vale a dire la metrica. Mi sembra che molto spesso si vada avanti con la versificazione, con l’uso del verso, più per inerzia che per una motivazione forte: e non è certo il recupero del verso tradizionale che può risolvere questo problema, perché la ripresa del verso tradizionale oggi è più che altro un citazionismo che fa diventare avanguardia ciò che una volta era tradizione depositata. Continue reading »