May 272012
 

Rino Genovese

Ma come si fa a distinguere un libro importante da un libro che importante non è, o è ciarpame, mero distillato di show televisivo, liquido bariccato da vendere poi appiccicando manifesti agli angoli delle strade? Semplice. Un giro di frase trito, una sintassi da medie inferiori neppure fatte troppo bene – periodetti brevi, così, per acchiappare il gonzo –, idee scemotte e tanta narratività che piace e conforta (ah, le storie, il cacciaballe che le racconta, la gente che le beve…). Invece, dall’altro lato, una sintassi che si distende e raccorcia seguendo il pensiero, una narratività non feticizzata ma sotto controllo, con ritmi, tonalità, immagini che ritornano al momento giusto, effetto di una sostanza emotiva che sa diventare geometria… Semplice, sì, ma sul piano della Letteratura1, cioè di quella letteratura che in Italia ci rende sempre tutti un po’ manzoniani. Da tempo sappiamo, però, che esiste anche una Letteratura2. Quella roba che quando la leggi non la capisci. Non è che non se ne colga il senso al primo colpo (questo può capitare anche con la 1): proprio non capisci la sintassi ondosa o contratta, la frase interrotta o sciorinata, le scelte lessicali, persino la punteggiatura e l’ortografia: tutto diverso da quello che ti hanno insegnato a scuola. Continue reading »