Paolo Donini
Se si osserva una carta geografica dell’Italia tra Veneto e Lombardia si può notare che Schio si trova pressoché di fronte a Salò, a meno di cinquanta chilometri in linea d’aria. Una frontalità topografica effettiva quanto pretestuosa se una sinapsi, scattata dalla misteriosa facoltà veritativa delle parole, non intervenisse a motivarla. Il riferimento è a una delle ultime scene del film Salò di Pier Paolo Pasolini. Nella sequenza il carnefice osserva le crudeltà compiute in uno sterrato a danno delle vittime legate e semisepolte nel terriccio. A un tratto l’osservatore si volge all’aiutante, in piedi lì accanto, ne verifica con mano l’eccitazione e approva. Il nesso sadico tra efferatezza e sesso è la linea che dall’ultimo film di Pasolini, attraverso il nome Salò, in una versione momentaneamente attenuata e venale, varca il piano simbolico e passando per la città concreta di Salò giunge a quella di Schio, dove Stefano Guglielmin vive e dove ha scritto la sua ultima raccolta C’è bufera dentro la madre. *
Si tratta di un poemetto per stazioni numerate e progressive, una serie che procede in un testardo in avanti di cui soltanto la trentaquattresima stazione ventila un’inversione:
se dalla luna, lui, portasse indietro un grammo di ragione
o il suo lume. se studiasse i modi finiti e infiniti di spinoza
e vi scavasse dentro una pozza di vita vera. se insabbiasse
il perno che lo lega alla pancia del denaro. se ogni tanto
si girasse come l’angelo di klee. se inorridisse. Continue reading »