Apr 292013
 

Recensione a Brunella Antomarini, Pensare con l’errore. Il bersaglio mobile della conosceza, Codice Edizioni, Torino 2007

Giulio Marzaioli

Il postulato da cui prende spunto la riflessione di Brunella Antomarini sembra essere l’incertezza. In Pensare con l’errore, edito da Codice Edizioni, l’autrice potrebbe infatti apparire come ulteriore paladina di un pensiero debole. Tuttavia, proprio la concezione di “postulato” sfugge al pensiero esplorato dalla Antomarini, così da rendere l’incertezza, ovvero la consapevolezza di quanto possa mutare ogni certezza, metodo e non verità.

Accostandosi alle intuizioni di questo libro viene da pensare alla balistica, disciplina che studia il moto di un proiettile, corpo inerte sottoposto alla forza di gravità e all’attrito viscoso. Per “tarare” la mira e considerare la giusta traiettoria, vengono effettuati lanci di gittata maggiore e minore rispetto al bersaglio conosciuto. Brunella Antomarini insinua il dubbio che, anche a minore o maggiore distanza rispetto al bersaglio possano trovarsi risposte, soprattutto nel caso in cui, mutuando un titolo cinematografico, ci si trovi in presenza di un bersaglio mobile, ovvero la percezione del reale. In altri termini, la conoscenza. Continue reading »

Sep 202012
 

Pier Mario Vello

La scienza, nel suo processo di costruzione della conoscenza, opera in modo tale che il soggetto si distacchi dal suo oggetto, si faccia distante, osservi freddamente il mondo e prescinda da qualsiasi coinvolgimento sentimentale che considera come distorsione del conoscere. Così deve essere. Ma se consideriamo il processo conoscitivo insito nell’arte, e soprattutto se diamo fiducia al fatto che l’arte instauri una modalità diversa di conoscere il mondo, allora dobbiamo notare che il processo qui è rovesciato: l’artista quando conosce (e crea) non si distacca dalle cose, ma va verso di esse, si avvicina al mondo, lo assorbe e lo assimila. Senza questa fusione non credo che si possa dire che ci sia veramente arte. Siamo quindi qui alla presenza di due flussi, uno scientifico e analitico, l’altro artistico e sintetico, che hanno direzioni opposte e, soprattutto, richiedono dal soggetto conoscente due modi opposti di relazionarsi al mondo. È lecito aspettarsi che questa dualità si rispecchi anche nel tenore e nel colore morale e cognitivo che il soggetto assume su di sé in questa sua impresa di conoscere la realtà e di venirne in contatto.

La nudità di Stelvio Di Spigno è un testo che, com’è ovvio, si situa tutto sul versante del conoscere poetico, ma quel che è particolare nell’opera è il fatto che essa sia attraversata dal dramma stesso del creare artistico, quando questo creare richiede all’artista la fusione nell’alterità, la dispersione di se stesso, la comprensione dell’altro fino a identificarsi con ciò che appare distante e caotico, la costruzione della propria identità svolta dolorosamente attraverso il contatto con l’eterogeneo e il diverso, fino al contatto con gli esseri inanimati, con la natura stessa. Siamo quindi qui di fronte alla consapevolezza del dramma morale dell’arte che si realizza nel lavoro di conoscenza e di esperienza del mondo (la scienza dal canto suo ha ben altri e pregnanti drammi). Lo strumento che l’artista ha a disposizione per giungere a contatto con la realtà è se stesso, la propria identità mutevole e provvisoria, il proprio essere-gettato in mezzo alle dure cose e al registro del mondo, a volte senza senso. Continue reading »