May 112012
 

Giorgio Mascitelli

Biagio Cepollaro ha evidenziato nel corso degli anni una crescente sobrietà nel ricorso alla sua pur fornitissima cassetta degli attrezzi poetici. Tale rarefazione non  funziona  soltanto come una sorta di rasoio di Occam poetico in favore di un stile sorvegliato, ma è una ricerca dell’essenzialità come finalità etica ed estetica del suo fare poetico. Da questo punto di vista l’ultima raccolta Le qualità (Roma, 2012, La camera verde, euro 20) rappresenta un ottimo esempio:  si tratta di poco meno di un centinaio di brevi poesie divise in quattro sezioni più una introduttiva, che mettono cavalcantianamente in scena il corpo  del poeta come personaggio  della poesia. Il corpo con questa mossa  è il soggetto delle immagini e dei discorsi e contemporaneamente è l’oggetto del commento lineare quasi fenomenologico della voce enunciante in uno spazio che potremmo definire, specie nelle prime due sezioni, di sospensione, nel senso di epoché,  del contesto psicologico e invece meticoloso nella definizione delle dinamiche materiali: si capisce che vi è stata una rottura gravosa, difficile di un rapporto di coppia ( ora ci si pente di quella confusione/cellulare e si vorrebbe che il confine fosse/ stato  poco osmotico….) che viene evocata con  precisa elencazione degli stati d’animo provati senza ridondanze emotive( per es. la serie delle poesie sull’odio) e un successivo movimento ascendente riportato in maniera altrettanto rigorosa. Questa quasi asettica compostezza (il corpo si rende conto che senza secernere un po’/di gentilezza non offre spazio né accoglimento/in cui l’umano possa trar conforto dallo specifico/delle sue peregrinazioni: è come se uno dovesse/simulare l’arco aperto del porto che ferma/ il mare ma che non trattiene tempesta o male /ma lui non può:…) non significa naturalmente che l’autore di Scribeide si sia convertito all’ècole du regard, bisogna invece leggerla alla luce di quello che è il metatema sotteso a tutto il percorso poetico di Cepollaro: il tentativo di dar conto dell’esperienza, che non può che essere personale, senza cedere alle lusinghe dell’uso dell’io poetico, sentito come potenziale vettore di consolazioni narcisistiche e di manierismo poetico. Ora si capisce che incontrando l’esperienza un tema ad alta tendenza lirica come  quello della caduta e della salute d’amore, Cepollaro confidi solo nell’oggettivazione più rigorosa per non incappare nei tranelli dell’io poetante.

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