Alfonso Berardinelli con Italo Testa
1) Qual è la sua idea della prosa? Come si definisce il suo approccio alla prosa (anche rispetto alla questione dei generi)?
Le definizioni vengono meglio e sono più chiare se procedono per comparazione. La prosa, rispetto alla poesia, sembrerebbe avere meno regole: non si va a capo, non si devono avere buone ragioni per tagliare i versi, non si è spinti a inventare metafore e a moltiplicare gli artifici e le figure retoriche ecc. Ma più precisamente si dovrebbe dire che la prosa ha regole diverse: chiarezza, razionalità, una certa più naturale discorsività, meno inversioni sintattiche, più idee che metafore, più dati e fatti che immagini e visioni… Naturalmente esistono diversi tipi di prosa: quella didascalica, impersonale dei trattati e dei testi didascalici, quella più soggettiva, informale e mista, retoricamente movimentata, della saggistica vera e propria, e poi la prosa propriamente narrativa. I generi poi sono spesso in concorrenza, o collaborano e si mescolano un po’. La prosa delle Operette morali, per esempio, ingloba poesia e filosofia, la prosa d’arte antica (la “Kunstprosa” analizzata da Eduard Norden un secolo fa) e un certo allegorismo illuministico. I saggi di Orwell sono spesso, almeno in parte, narrativi e autobiografici. Lettere luterane di Pasolini e Palomar di Calvino hanno un rigore, una misura stilistica che fa pensare alla poesia… Continue reading »