Fabio Teti
[rispondendo alle - e in parte debordando dalle - 5 ostruzioni proposte
in luglio da Brunella Antomarini (qui ulteriori risposte al questionario).]
§
è in strada e niente scalzi, ai nervi no
piattino, non l’angolo con quella mutilata
alberello | bachelite | samarìdio
o mette avanti lui pellicola diversa fa interfaccia
con le alghe che attillate che a satelliti cascati le meduse
fra i pilastri della circonvallazione:
cosa detta è massacrata, qui
se in altro ordine di appunti (puntuazioni)
l’occhio ha visto sé nel vetro
bocca ha chiesto se occhio avere
visto il proprio –
in questo – punto
cieco
§
il testo (è, spesso) mosso dall’arresto dei pregiudicati, da agnosie non derogabili: in direzione di intervalli conoscitivi peculiari e della messa in forma, necessitata, del suo stesso conoscere interrogando. non è mai più di una zona discreta e volta a volta individuata di tale movimento a finire, aprendo: e accade quando chi scrive può ritenere di essersi, scrivendo, approssimato a comprendere e figurare parte di ciò che – pur sempre incompiuto, e di un’incompiutezza che confligge con e sconfessa il carattere perentorio e assertivo del testo ultimato – era immerso nelle carenze originarie.
§
figurare, si è scritto: rendere cioè percepibile anche ad altri il campo di forze (e di forse) attivato in tale ricerca; uno spazio che non si definisce «poetico» per una presunzione di natura o sua pacifica accettazione: semmai perché il testo, interrogato, interrogando, risponde o tenta di rispondere a necessità cognitive – nonché, spesso, avversative, conflittuali – riconosciute da chi (qui) scrive come proprie di un tale fare.
§
un fare che non può dunque prescindere, per materiarsi, dall’ascolto: teso e continuativo e rivolto, certo, verso gli altri scrittori; ma proteso prima di tutto verso il mondo, il suo fatto abnorme, in cui si è compresi. la disposizione relazionale e dialogica, che può implicare anche citazioni in giudizio, non sarà allora un peso; semmai, uno dei vincoli fondanti ogni conoscere; una disposizione buona inoltre a massacrare, se bene intesa, le flogòsi personalistiche, e più ancora le pretese autarchiche, dalle quali non si è mai immuni.
§
è anche in questo senso che non si riescono a immaginare problemi formali che non siano, in uno, problemi di contenuto, e quindi conoscitivi. se un testo, nel continuo del movimento sopra descritto, che tutti gli altri testi assorbe, ne “risolve” o complica una zona discreta, avrà operato e complessivamente al livello della conoscenza (muovendo un passo ulteriore, insomma, nell’approssimazione a questa, che gli altri livelli include e necessita).
§
dato un processo siffatto – (e il suo risultato: un mosaico con lacune) – a restare incomprensibile è proprio il testo avulso, isolato, che avrebbe piuttosto bisogno, perché se ne attivino e rendano percepibili tutti i livelli, di essere incluso nel concatenamento complessivo dal quale scaturisce, cui contribuisce e sul quale retroagisce, cooperando o contraddicendo o divergendo o approfondendo (più spesso, tutte queste cose insieme). tale concatenamento può essere, in definitiva, l’opera integralmente considerata.
One Response to “Uno e cinque paragrafi”
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