Stefano Raimondi
Sono i tratti, i lasciti, i respiri che si frantumano, che
s’interrompono a esplodere per povertà, sincerità.
Tratti bianchi lasciati sulle strade, sui confini, sui bordi.
Traiettorie viste, intra-viste, desiderate.
Nella nebbia si seguono i tratti, tra le luci insistenti dei fari,
che frugano, che ci avvertono, fino a un abbaglio strano, fino a
scomparire.
Ci si perde sui tratti come sulle tracce lasciate nel deserto: il vento le
scrive senza tatuaggi, senza pelle .
La parte più fonda è del buio, quello che resta per essere incredibile,
incredibilmente vero.
Si cerca tra i tratti lo spazio per resistere: quello tenuto da una
parte per spiegare il luogo di una parola impossibile, ancora non
scritta “per sempre”, come l’azzurro folle dei bambini quando
disegnano un cielo a memoria, senza più guardare .
C’è chi nei tratti ha intravisto parole: alfabeti.
Primo tratto
“[…] si può essere attratti nella traccia fino a perdersi in essa, in una fissità che sottrae l’oggetto ad ogni possibile analisi razionale, ad ogni possibile uso.”
Franco Rella
Cercarsi dei luoghi utopici, o uno spazio coraggiosamente impossibile della poesia, rende paradossalmente felici. Quella felicità nata dalla precarietà, dall’instabilità, dalla disobbedienza. Uno strano percepire lo spazio là dove è precluso, la speranza là dove è annullata, sapendo bene – come sosteneva Walter Benjamin – che essere felici significa essere consci di sé senza terrore. La sensazione di appagamento è interamente inserita in una dinamica linguistica, dove il nominare parole o “ Nomi propri” porta a una conoscenza primaria: a un insonne incontro con l’Altro, col nostro primigenio Nome proprio che ci firma, c’intaglia, trascrivendoci nel mondo, nel giorno di tutti come una certezza. D’altronde lo spazio della poesia non è forse il luogo della nostra prima oralità, il nostro nome/immagine inciso a immagine tra il nerofumo di una grotta? O come scrive Emanuel Levinas:
“[…] non sono forse le prime parole che ogni linguaggio presuppone, persino quello che si ritrae nel silenzio del puro pensiero […] o che si isola nella scrittura?” Continue reading »
