Vincenzo Frungillo
Credo che siano molto indicate per definire il senso generale dell’opera poetica di Pagliarani le parole che usa Guglielmi a proposito de La ragazza Carla: «Nella Ragazza Carla, il modo della presentazione è tenuto distinto dall’oggetto: in termini linguistici, il significato definito si differenzia rispetto al referente aperto alle determinazioni del tempo e della storia […] Non è comunque qui la realtà ricevuta in un ordine diverso da quello che la costituisce, ma tutta pensata e ridotta nei suoi frammenti e mescolata: invece che un’immersione mistica in essa, prevale la fermezza dell’indagine e l’impegno della conoscenza.»[1]
Stando alle parole di Guglielmi, La ragazza Carla non è solo un esempio di narrazione in versi ma è anche un’esperienza originaria e profonda del tempo che l’attraversa. Questo comunque non vieta di leggere il poemetto del 1960 alla luce di alcuni elementi fondanti del genere epico tradizionale. Due sono, in particolare, gli elementi che mi sembra di poter rilevare: la scomparsa in Pagliarani di una qualsiasi forma metafisica o mitico-teologica e la scomparsa del corpo dell’eroe come luogo di spazio ideale. Il venir meno di questi due pilastri della tradizione epica occidentale, non significa la messa tra parentesi del racconto in versi, anzi proprio la crisi radicale di quelle certezze induce il poeta a ritentare in maniera nuova, e adatta ai tempi, il genere epico. Un’indicazione di lettura del suo poemetto, Pagliarani la offre in sottotraccia già nella dedica iniziale. Qui troviamo scritto: Continue reading »